Villa Mazzotti - Chiari - Brescia

La Famiglia Mazzotti (testi di Rosanna Agostini)

Stemma comitale dei Mazzotti Biancinelli Faglia dopo l’assegnazione del titolo nobiliare nel 1928

Mazzotti Biancinelli - Le radici bresciane di una famiglia clarense

Liberamente tratto dal testo “Franco Mazzotti. Vent’anni di ardimento tra Mille Miglia e aeroplani” di Franco Robecchi edito dalla Compagnia della Stampa Massetti Rodella

La famiglia Mazzotti, di origine documentata dalla fine del Cinquecento, si sviluppa secondo diversi rami genealogici. Il cognome è molto diffuso nel bresciano, a Chiari e specie a Cologne. Tipico del ramo clarense il soprannome dialettale –‘l scotöm- di Maì, di incerto significato. Il nonno paterno del conte Franco Mazzotti, fondatore della Mille Miglia, nasce a Chiari nel 1835, mentre il fratello Giovanni vede la luce nel 1839. I fratelli Mazzotti, agiati proprietari terrieri aggiungono, a decorrere dal 1880, al patronimico paterno il cognome della famiglia estinta della madre, Laura Biancinelli, secondo un’usanza diffusa all’epoca.
Francesco Mazzotti Biancinelli (1835-1907), consigliere comunale per quasi tutta la vita, è affiancato nell’impegno politico dal fratello Giovanni, per circa quarant’anni consigliere provinciale e pure a lungo vicepresidente del Consiglio Provinciale. Dal 1881 al 1882 Francesco Mazzotti Biancinelli diventa Sindaco di Chiari. Unito in matrimonio con Angelica Bellini, dalle nozze di Francesco Mazzotti Biancinelli nascono cinque figli: Laura e Maria, nel 1861 e nel 1863; Lodovico, nato il 21 giugno 1870; Fiorentino, nato nel 1876 e Antonio, nato nel 1864 e scomparso a soli sedici anni a Milano. Personaggio attivo sul fronte imprenditoriale, finanziario e filantropico, Francesco Mazzotti Biancinelli, per tradizione familiare, prosegue l’opera dei suoi predecessori nella cura del Pio Istituto Morcelliano Orfanatrofio Femminile fino alla sua morte, il 1° ottobre 1907.
Giovanni Mazzotti Biancinelli (1839-1918), laureato, sposa Santa Narcisi e diventa padre di quattro figlie, una delle quali morta in tenera età. La moglie scompare a soli 39 anni nel 1887, lasciando in profondo sconforto il marito che le dedica un libro in cui si tratteggia, in forma epistolare, la figura spirituale della consorte. Giovanni Mazzotti, letterato di buona levatura ed intellettuale cattolico, autore di svariare pubblicazioni, per anni diventa collaboratore de “Il Cittadino” di Brescia sul quale firma con lo pseudonimo di Pax. Una personalità di spicco nella schiera dei cattolici bresciani che, durante la predominante egemonia zanardelliana, hanno avuto in Giuseppe Tovini il proprio campione bresciano e in Giuseppe Toniolo il punto di riferimento nazionale.
Lodovico Mazzotti Biancinelli, nato il 21 giugno 1870 è il personaggio più noto della famiglia. Laureato, convola a nozze, nel dicembre 1895, con la contessa Lucrezia Faglia. La nobildonna, nata il 16 novembre 1873, appartiene a una delle più note famiglie clarensi, figlia, con la sorella più giovane Paolina, del conte Giuseppe Faglia. Il Cimitero di Chiari conserva lo stupendo monumento sepolcrale del conte Faglia, opera dello scultore Luigi Crippa del 1880 con l’iscrizione:

Ultimo e ben degno di antica prosapia
che dette uno zelante missionario alle Indie
alla corte sabauda un ambasciatore di San Marco
al I Napoleone un prefetto di palazzo
a Chiari due prevosti e cittadini integerrimi operosi
il Conte Cavaliere Giuseppe Faglia
presidente al nosocomio fabbri.con. provi.sindaco
quando rifiorivagli la vita pel sorriso di due bambine
incontrò la morte colla speranza del giusto
Il 25 agosto 1879 suo 41°
allo sposo affettuosissimo Giustina Cadeo
al genitore diletto Lucrezia e Paolina”.

A conferma del prestigio della famiglia, la contessa Paolina Faglia coniugata Terinelli ha fatto murare sulla parete del palazzo avito di via XXVI aprile –oggi residenza Grassini- l’iscrizione:

Ospite desiderato del conte Vincenzo Faglia
fu qui il 10 maggio 1848
Vincenzo Gioberti
reduce da lungo esilio
ansioso di rendere grazie e d omaggio
a Re Carlo Alberto
al campo di Roverbella.
la nipote Contessa Paolina Faglia Terinelli
volle di tale soggiorno perpetuata la memoria.

Lucrezia Faglia, già vedova nel 1893 del conte Alfredo Fenaroli dal quale aveva avuto, a soli diciassette anni, il figlio Guido, muore alla veneranda età di 92 anni nel 1965, sopravvissuta al marito Lodovico Mazzotti Biancinelli e ai due figli, Franco e Nelly.
Dopo il matrimonio con Lodovico Mazzotti Biancinelli, a dicembre 1895, gli sposi prendono casa a Rudiano, nella residenza ereditata dal primo marito della contessa Lucrezia. A Rudiano, i Mazzotti fino agli Cinquanta del Novecento dispongono di cospicue proprietà terriere, circa 170 ettari di campagna. A Rudiano vedono la luce i tre figli di Lucrezia e Lodovico: Francesco nato e morto nel 1900, Angelica detta Nelly, nel 1903 e Francesco Giuseppe Antonio, detto Franco o meglio Chino e ancora Kino, nel 1904. I diminutivi sono un vezzo diffuso nell’intimità familiare. Lodovico è chiamato in casa Vigo, mentre Lucrezia è nominata Nina.
Da Palazzo Fenaroli in Rudiano, la famiglia Mazzotti si trasferisce a Chiari nel secondo decennio del Novecento. Lodovico Mazzotti amministra le estese proprietà terriere nella campagna di Rudiano della moglie e del figlio di lei, Guido Fenaroli, con operazioni finanziare spesso disinvolte. La proprietà Fenaroli, alla nascita di Guido pari a 240 ettari di terreno, solo otto anni dopo risulta infatti di 69 ettari. I Mazzotti sono munifici verso l’asilo e l’ospedale di Rudiano: due reparti, negli anni Cinquanta, vengono intitolati a Franco e Nelly Mazzotti Biancinelli. Rudiano è anche l’unico paese che al conte Franco Mazzotti ha intitolato una strada. Palazzo Fenaroli in Rudiano, ceduto al Comune di Rudiano negli anni Cinquanta, diventa sede del Municipio. Lodovico Mazzotti Biancinelli, scomparso nel 1933, è stato una personalità straordinariamente vitale e spregiudicata all’epoca: magnate della Finanza nei primi decenni del Novecento e specialmente nel primo dopoguerra, presidente e membro del Consiglio d’Amministrazione della Banca Popolare di Chiari, vicepresidente e membro del Consiglio d’Amministrazione del Credito Agrario Bresciano, la sua presenza incuteva timore reverenziale, a quanto è stato tramandato, al solo apparire in Borsa, a Milano e a Parigi. Straordinario il suo fiuto affaristico, che gli ha permesso di riconvertire le già grandi risorse economiche della sua famiglia e della contessa Lucrezia Faglia, verso il settore imprenditoriale e industriale, nuovo orizzonte dell’economia bresciana del primo Novecento. Fruttuosi i rapporti finanziari intrattenuti dal Mazzotti con società del calibro di Fiat, Itala, Lancia, Edoardo Bianchi, Isotta Fraschini, Scat… Un’operazione in Borsa fulminea condotta dal Mazzotti sulle azioni della Società Altiforni e Acciaierie di Terni ha fruttato un’ingente somma di denaro che -si racconta- ha permesso il sorgere della prestigiosa residenza di famiglia in Viale Mazzini. Finanziere già impegnato, durante la Prima Guerra Mondiale, con l’appalto dei dazi in Veneto, nel secondo dopoguerra Lodovico Mazzotti esercita la più esplosiva scalata nell’orbita dell’alta Finanza, con manovre nel settore dell’industria elettrica. Il Mazzotti opera come consigliere d’amministrazione e, dal 1923, presidente della Società Anonima Fabbrica Automobili Isotta Fraschini, leader nel settore delle auto di lusso e dei motori per automobili e aerei nei primi anni Trenta. Azionista delle Cartiere di Toscolano, della Banca Popolare di Chiari, comproprietario del Teatro Regio di Parma, aveva immensi possedimenti nel ferrarese – addirittura un intero paese- mentre a Cavernago, vicino Bergamo, disponeva di un’azienda zootecnica all’avanguardia dove aveva importato, primo in Italia, la razza speciale dei bovini olandesi. I Mazzotti risiedevano abitualmente a Milano, nel palazzo di Piazza Castello ma avevano dimora anche a Torino, amici degli Agnelli e dei Gualino. A Roma, Lodovico Mazzoti disponeva di vaste proprietà a Monte Mario. Solo nel bresciano i Mazzotti possedevano 670 ettari di aree agricole.
Il 20 dicembre 1928 per decreto reale, Lodovico Mazzotti Biancinelli, Grande Ufficiale della Corona d’Italia e Cavaliere della Legion d’Onore, viene insignito del titolo di conte. Lo stemma è un leone rampante che trattiene tra le zampe una mazza, tendendo ad una stella. Il Popolo di Brescia del 4 gennaio 1929 così commenta: “L’uomo è veramente degno del titolo che corona un’attività spiegata con lucida chiaroveggenza e con nobile dirittura, uno spirito di iniziativa, una prontezza di vedute, una saggezza di metodi assolutamente singolari”. Negli anni Venti, il patrimonio di Lodovico Mazzotti si favoleggia ammontasse a circa 500 milioni di euro. Come pure si vocifera di un suo legame sentimentale con la soubrette Wanda Osiris dalla quale avrebbe avuto un figlio. Nel 1923 viene coinvolto nella rocambolesca vicenda con implicazioni giudiziarie per la presunta vendita di azioni dell’Isotta Fraschini che negli anni Venti era la marca automobilistica più prestigiosa nel mondo ma arriva al tracollo nel 1932, nel quadro di una politica industriale che riguarda il settore automobilistico con il ruolo della famiglia Agnelli in primo piano. In favore della città di Chiari, Lodovico Mazzotti, curatore dell’Orfanotrofio maschile e femminile, in vita si impegna in favore dell’Asilo Infantile della cittadina. L’istituzione privata, datata dal 1863, riceve dal Mazzotti, membro del Consiglio d’Amministrazione, il dono di 50mila lire nel 1910 per la ricostruzione della sede in un’area acquistata dall’Ospedale Mellini di Chiari, lungo la strada per Brescia. Alcuni insinuano che l’operazione era connessa a complesse macchinazioni immobiliari riguardanti l’estesa proprietà terriera adiacente la nuova sede dell’asilo, dove viene costruita tra il 1911 e il 1916 la grandiosa villa di famiglia. La donazione del terreno non ha avuto però esito concreto finché, nel 1931, Lodovico Mazzotti dona all’asilo di Chiari la propria residenza paterna, in via Quartieri. Alla morte di Lodovico Mazzotti nel 1933, il figlio Franco, in memoria del padre e in accordo con la madre e la sorella Nelly, conferma il dono dell’immobile di via Quartieri, valutato in 100mila lire cui sono aggiunte altre 100mila lire per la ristrutturazione edilizia, su progetto dell’ing, Luciano Almici. Il nuovo Asilo Infantile, intitolato al conte Lodovico Mazzotti Biancinelli, viene inaugurato con l’anno scolastico 1936-1937 e nel presente continua nella sede della Scuola d’Infanzia Mazzotti Bergomi in via Cologne, dopo la riqualificazione dell’isolato di via Quartieri-Piazzetta San Marco, oggi sede del prestigioso immobile residenziale noto come Palazzo Mazzotti.


Franco Mazzotti

Il conte Franco Mazzotti

Franco Mazzotti nasce a Rudiano il 31 dicembre 1904. Al cognome paterno Mazzotti Biancinelli aggiunge in seguito quello materno di Faglia, per estinzione della famiglia. Il conte Mazzotti è un personaggio singolare, schivo ma intraprendente, sconosciuto anche a quanti, a livello nazionale, non hanno mai cessato di lodarne le imprese –come la Mille Miglia-, pur ignorandone la paternità. Sale alla ribalta internazionale per le straordinarie avventure aviatorie in Africa e in America Latina. Ha ricoperto il ruolo di presidente dell’Automobile Club di Brescia per 15 anni; è stato presidente del Brescia Football Club e membro, con Italo Balbo Ministro dell’Aeronautica, di una delegazione commerciale italiana in visita negli Stati Uniti, nel 1928, per promuovere i prodotti dell’industria aeronautica nazionale. Inventore della Mille Miglia, lui stesso è stato pilota d’auto. Nell’edizione del 1928 della gara automobilistica, in coppia con il collaudatore Archimede Rosa su OM2000 della Casa produttrice bresciana, ha riportato il secondo posto assoluto, coprendo i 1620 km della tratta Brescia-Roma-Brescia in 19 ore e 22 minuti. Ma Franco Mazzotti figura anche tra i promotori della motonautica con gli idroscivolanti ad elica aerea per gare su bassi fondali. Con uno di questi bolidi ha vinto due edizioni del raid Pavia-Venezia, lungo il Po fino all’Adriatico. Lo ricordiamo poi come audace dell’aviazione, per la partecipazione al Giro d’Europa e al primo Giro aereo d’Italia per aerei da turismo nel 1930 e per il compimento del periplo d’Africa nel 1931. Risale al 1934 il volo transatlantico record dall’Italia al Brasile mentre, nel 1938, in una gara aerea nel deserto libico, finisce disperso e viene ritrovato da Balbo dopo cinque giorni di ricerche. Ma il nome del conte Mazzotti è legato strettamente al fascino della Mille Miglia, ideata con il conte Aymo Maggi, Renzo Castagneto e Giovanni Canestrini al debutto nel 1927 e, dopo alterne vicende, chiusa nel 1957, per il gravissimo incidente di Guidizzolo (Mn). Ancora oggi però la Mille Miglia, orgoglio e vanto del motorismo bresciano, è riproposta nelle annuali edizioni dal 1977, secondo la collaudata formula della gara di regolarità per auto d’epoca.
Franco Mazzotti scompare a soli 37 anni nelle acque del Canale di Sicilia a novembre del 1942, come pilota di un aereo da trasporto militare che riportava in Patria civili e militari italiani che abbandonavano la Libia. Svolgeva il servizio, con il grado militare di tenente e nel ruolo di “capitano-pilota”, nel gruppo SAS, Servizi Aerei Speciali. Gli aerei, quasi tutti Savoia Marchetti, appartenevano alla squadriglia con base a Bengasi, dotata quasi esclusivamente di aerei da trasporto Savoia Marchetti 75. L’aereo pilotato dal Mazzotti, poco dopo il decollo da Tunisi e diretto al rimpatrio di civili, viene mitragliato dai caccia inglesi. La data della morte, 14 novembre 1942, è indicata sulla lastra tombale nella monumentale cappella privata dei Mazzotti, nel Cimitero di Chiari, edificata nel 1924. Altre fonti attribuiscono la data dell’abbattimento aereo al 15 novembre. Il corpo non viene mai ritrovato. Nella cappella funebre di famiglia una lastra recita come cenotafio:
Franco Mazzotti Biancinelli Faglia
Capitano
Pilota Aviatore
Commendatore della Corona d’Italia
Cavaliere dei SS Maurizio e Lazzaro
disperso in combattimento aereo nel cielo del canale di Sicilia
31 dicembre 1904-14 novembre 1942

Nelly Mazzotti Biancinelli. Epilogo di una dinastia

Nelly Mazzotti Biancinelli. Epilogo di una dinastia

Angelica Mazzotti Biancinelli detta Nelly, nata a Rudiano il 17 gennaio 1903, va in sposa al marchese Marcello Fracassi Ratti Mentone di Torre Rossano. Il matrimonio viene celebrato a Chiari il 19 aprile 1922. Il 4 aprile 1923 vede la luce Amedeo Fracassi Ratti Mentone, unico figlio. Il matrimonio di Nelly con il nobiluomo piemontese non è fortunato e ancora meno la vita dell’unico figlio della coppia, tragicamente scomparso in giovane età, il 14 ottobre 1947. Nel giugno 1928 il marchese Fracassi viene adottato dall’ungherese Stefano Iushasy e anche Nelly assume la cittadinanza magiara. Ad aprile 1929, il matrimonio viene sciolto e si suppone che la manovra di adozione fosse finalizzata a questo scopo. E’ del 1935 il matrimonio di Nelly con l’amico e compagno di corse automobilistiche del conte Mazzotti, Giulio Binda, industriale milanese. Nel 1947 muore Amedeo, suicida in carcere e sepolto nella tomba della famiglia paterna, a Trino Vercellese. Nelly, insignita come la madre della Croce al Merito del Sovrano Militare Ordine di Malta, muore a Milano il 24 marzo 1954, a soli cinquantun anni e viene onorata con un fastoso funerale a Chiari. La madre Lucrezia, si spegne a Chiari all’età di 92 anni, il 18 febbraio 1965. Il commendator Giulio Binda, secondo marito di Nelly, continua ad abitare nella residenza Mazzotti fino al 1981, quando la proprietà viene venduta al Comune di Chiari. Binda, il più longevo della famiglia, muore l’8 maggio 1984 e la salma è tumulata nel Cimitero clarense, nella cappella funeraria Mazzotti, con l’epigrafe:
Cavalier di Gran Croce
Commendatore della Corona d’Italia
Tenente Colonnello Pilota aviatore
Giulio Binda
Cav. Mag. del Sovrano Ordine Militare di Malta
Decorato di Croce al Merito di guerra per ferite riportate sul Piave
27 dicembre 1899-8 maggio 1984
Il 2 giugno 1976 viene assegnata presso l’hangar del 18° Gruppo della Terza Aerobrigata, all’aeroporto veronese di Villafranca –forse a Giulio Binda- alla memoria di Franco Mazzotti ed elargita dal Presidente della Repubblica, la Medaglia d’Argento al Valore Aeronautico con la seguente motivazione:

Valoroso giovane pilota contribuiva ad apportare lustro e prestigio
all’Aeronautica Italiana
affrontando vittoriosamente rischi e difficoltà
in straordinarie imprese pionieristiche
condotte nei cieli d’Europa e Oltremare 1930-1934

Ritratti marmorei dei cugini di Franco Mazzotti, Lodovico detto Vigo

Cappella funeraria di famiglia

Il Cimitero di Chiari custodisce la monumentale cappella di famiglia della stirpe Mazzotti Biancinelli. Dal 1924 i Mazzotti hanno acquistato un’intera ala del Cimitero clarense per edificare il sepolcro di famiglia. Abbattute le tombe perimetrali, l’imponente architettura della cappella si erge arricchita da una lunetta a bassorilievo, decorata di vetrate policrome e di un affresco riportato del Cinquecento. Con il conferimento del titolo nobiliare, anche lo stemma di famiglia viene collocato nel monumento. Vi sono conservati i ritratti marmorei dei cugini di Franco Mazzotti, Lodovico detto Vigo scomparso nel 1933 e Gian Antonio, deceduto in Africa Orientale nel 1935, figli di Fiorentino Mazzotti Biancinelli (1876-1947), fratello di Lodovico, entrambi morti venticinquenni. Alienata la Villa al Comune dall’ultimo erede Giulio Binda a novembre 1981, venduti o ritirati gli arredi interni e distrutto o perduto il patrimonio documentario, restano oggi gli eredi della famiglia Mazzotti Biancinelli lungo il ramo Fenaroli, dalla linea del primo matrimonio della contessa Lucrezia Faglia, attraverso il figlio, conte Guido Fenaroli. Gli eredi Fenaroli oggi gestiscono la grande tomba di famiglia nel Cimitero di Chiari. Qui riposano i genitori di Lodovico Mazzotti, il conte Lodovico, la contessa Lucrezia, la figlia Nelly ed il marito Giulio Binda, con vari membri della famiglia Fenaroli. Un cenotafio ricorda il conte Franco Mazzotti

KinoFilm

KinoFilm

Il patrimonio archivistico della famiglia pervenuto ad oggi è costituito da alcune pellicole disponibili in DVD presso la Biblioteca Comunale di Chiari “Fausto Sabeo” e conservate in originale presso la Fondazione Morcelli Repossi. Il repertorio bibliotecario dei Mazzotti, con oltre 2mila volumi tra cui testi dell’Ottocento e dei primi quattro decenni del Novecento, è archiviato presso la Biblioteca Comunale. L’interesse del conte Franco Mazzotti per il mondo del cinema risale agli anni Trenta. Con l’acquisto di una cinepresa, probabilmente durante il viaggio negli Stati Uniti tra la fine del 1928 e l‘inizio del 1929, il conte Mazzotti sviluppa interesse per il cinematografo. Alcune pellicole, girate dal Mazzotti stesso, si riferiscono ad avvenimenti sportivi come la Mille Miglia, la Targa Florio, il periplo d’Africa. Altri filmati riguardano vicende private, viaggi, matrimoni di amici, avvenimenti familiari. Altra serie riguarda pellicole amatoriali di recite a soggetto, con protagonisti attori dilettanti, spesso parenti ed amici. I filmati, muti o con sonoro, in bianco e nero e a colori, hanno grande interesse documentario. Compare nei titoli di testa, il marchio KinoFilm, la casa cinematografica del Mazzotti, dal diminutivo con cui era chiamato in famiglia. Il seminterrato della Villa era adibito a studio cinematografico per le riprese e le proiezioni. Si tratta di un’attività cinematografica a diffusione privata che risente fortemente del clima culturale del periodo storico sensibile ad ogni avanguardia tecnologica del progresso.

Informativa sulla privacy | Contatti | ©2007 Comune di Chiari - Chiari (BS) partita I.V.A. 00572640985